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Apr 22
Attualità e prospettive sul Cavallo Siciliano Indigeno PDF Stampa E-mail

cavallo-sicilianoAllevatori e tecnici si incontrano all'Istituto Sperimentale Zootecnico per la Sicilia per discutere sulle prospettive del cavallo Siciiano Indigeno

Articolo de: Sicilia Zootecnica Novembre 2009

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Presso la Sala Convegni dell’Istituto Sperimentale Zootecnico per la Sicilia, il 24 novembre, si è svolto un seminario sull’attualità e le prospettive del Cavallo Siciliano Indigeno, la popolazione equina autoctona più diffusa sul territorio isolano. Il convegno è stato un fertile terreno di confronto tra il mondo scientifico, rappresentato dai dipartimenti universitari siciliani del settore zootecnico che stanno portando avanti, in collaborazione con l’ISZS, uno studio per la caratterizzazione del Cavallo Siciliano Indigeno e gli allevatori del territorio, fondamentale punto di partenza per conoscere le problematiche legate al riconoscimento di razze.
“Occorre far sedere attorno ad un unico tavolo tecnici e allevatori – ha ribadito Nino Nascè, presidente dell’Istituto Zootecnico – per creare sinergie efficaci che consentano la buona riuscita dei progetti. Gli studi scientifici devono essere arricchiti dalle proposte e dalle richieste che scaturiscono dal mondo allevatoriale e l’Istituto può svolgere in tal senso un’importante attività di mediazione e coordinamento”.
L’istituzione di un Registro Anagrafico come strumento in grado di consentire una selezione attraverso determinate regole che riducano la variabilità genetica del
tipo Siciliano è stata una delle principali esigenze emerse nel corso del dibattito quale primo passo per arrivare al riconoscimento dello standard di razza. I lavori presentati dalla dott.ssa Di Rosa (facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università di Messina) sulla caratterizzazione morfologica del Cavallo Siciliano Indigeno e dal dott. Zuccaro (dipartimen-to DACPA- facoltà di Agraria dell’Università di Catania) su quella genealogica attraverso i loci microsatelliti hanno evidenziato la storicità di questa popolazione equina e il suo rapporto col territorio e le altre due razze autoctone Sanfratellano e Purosangue Orientale Siciliano, rispetto alle quali il
tipo Siciliano presenta una buona variabilità genetica e la persistenza di alcune caratteristiche morfologiche. “Il Cavallo Siciliano – ha dichiarato Francesco Russo (foto sopra), presidente dell’ARACSI – è un animale docile, ideale per praticare l’ippoterapia, grazie alla sua stabilità mentale, e per il turismo equestre. Si presta bene alla monta da lavoro, riconosciuta di recente dal CONI, al tiro leggero e al salto in libertà e, grazie alla sua versatilità, ha delle ricadute economiche non indifferenti”. Gli interventi tecnici hanno sollecitato un vivace dibattito tra i numerosi allevatori presenti, che hanno portato all’attenzione delle istituzioni le loro proposte e i problemi legati all’allevamento e alle produzioni zootecniche. La salvaguardia e valorizzazione del cavallo siciliano indigeno quale espressione della “sicilianità” e del rapporto col territorio, il supporto economico per il potenziamento degli allevamenti, la produzione di cavalli richiesti dal mercato, la necessità di occasioni di incontro tra allevatori e con gli enti del settore sono i principali temi su cui si è svolto il confronto, che hanno sottolineato ancora di più la necessità di creare un Registro Anagrafico degli esemplari presenti nell’isola per proteggerli da altre incursioni genetiche.
Atal proposito è stato presentato un progetto sullo studio e la caratterizzazione della popolazione equina insulare riconducibile al gruppo etnico del Cavallo Indigeno Siciliano in collaborazione con l’ARAS, il Dipartimento MOBIFIPAdi Messina, il Dipartimento DACPA di Catania e SENFIMIZO di Palermo per un importo di euro 299.000. Il dott. Antonino Colombo, responsabile del sevizio IVdell’Assessorato Agricoltura e Foreste, presente all’incontro, ha ribadito la validità del progetto e si farà interlocutore con le Istituzioni preposte per realizzarlo.
Andrea Truscelli, responsabile dell’Area Tecnica dell’Associazione Regionale Allevatori, ha aggiunto che l’ARAS dà il massimo appoggio a queste iniziative. “Per presentare una linea tecnica unitaria in sede AIAe in Commissione Tecnica Centrale – ha precisato – occorre essere convincenti e fornire a Roma dati precisi e attendibili. L’identificazione della popolazione di cavalli siciliani indigeni è il punto di partenza del lavoro da fare che porrà delle regole e metterà fine anche alle diatribe di carattere personale registrate spesso in questi ambienti allevatoriali”. Finalmente insieme quel giorno i rappresentanti di diverse istituzioni pubbliche ed associazioni che questa volta hanno dibattuto insieme, assumendosi ognuno il proprio impegno dinanzi agli allevatori. Tra gli intervenuti anche l’anziano studioso e allevatore di cavalli, l’ing. Emilio Arcuri, che ha parlato degli antichi legami tra il cavallo Siciliano e il
Persano; il dr. Benedetto Salamone (a destra), presidente del Comitato regionale Cavallo Siciliano Autoctono (“Un cavallo che ha 2000 anni di storia e che ha tutte le buone attitudini è già una razza. La sua storia è complessa. Questo cavallo è stato abbandonato per lungo tempo. Occorre lavorare sodo per recuperarlo prima che si perda definitivamente”); il dr. Vincenzo Allegra(sopra), presidente della Lega equestre regionale e dell’UISP, oltre
che allevatore, ha espresso apprezzamenti per il lavoro dell’ARAS e ha anche suggerito di coinvolgere le Forze dell’Ordine siciliane nella utilizzazione dei cavalli autoctoni regionali. Anche il responsabile di settore dell’ISZS, dr. Antonio Console, nel riconoscere l’interesse manifestato da anni dagli organismi presenti, tra cui anche l’Istituto Incremento Ippico di Catania, ha auspicato che il tavolo tecnico possa continuare a svolgere l’azione propulsiva e riuscire nell’intento che si è dato il progetto dell’Università di Messina redatto dal prof. Alessandro Zumbo di cui ora si aspetta il finanziamento della Regione.
Ma la creazione di una grande associazione unitaria del Cavallo Siciliano Indigeno ha ricordato, da esperto del settore e da allevatore, Luigi Calabrese dell’ARAS(foto sopra)– è necessaria perché si possa avere voce in capitolo
e si possa fare un prodotto di caratteristiche omogenee che abbia sbocchi di mercato più definiti.

 

 
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